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I LINGUAGGI DELLA PACE


Quando si parla di pace, molti oggi diffidano dei suoi messaggeri, perché o ne riducono il significato, intendendola, cioè, quale assenza di ostilità belliche e di altro genere, o la proclamano pere chiare finalità politiche o per vili interessi; raramente, esaltano il valore e i valori cui rimanda la pregnanza del termine biblico (“shalòm”).
L’arte, quale linguaggio alto e nobile dei sentimenti, riesce a parlare di pace, attraverso la contemplazione del suo messaggio e offrendocene squarci sublimi, messianici. Se poi essa ha come riferimento il Cristo e colui che della sua pace è stato l’indiscusso profeta, Francesco d’Assisi, allora non si è fuorviati ma messi dietro le orme di quel “piccolo uomo” che ha saputo incarnarla, celebrarla nella vita, poeticamente cantarla.
Mettere insieme un qualificato gruppo di artisti-pittori, come ha saputo fare p. Marco Ardu, responsabile della bella e ricca biblioteca del Convento di Santa Maria in Betlem, a Sassari, con fraterna e dolce violenza, ha significato ottenere da loro un duplice dono: quello dell’arte in sé, espressa in una serie di dipinti davvero ispirati; quello del tema francescano della pace, attraverso il quale essi hanno saputo comunicarne il chiaro messaggio evangelico.
Così, chiunque trascorra per motivi di ricerca o visiti per semplice curiosità la biblioteca, può ora cogliere in simbiosi un duplice linguaggio della pace: quello della scienza teologica custodito, sotto le lunette dell’antica aula capitolare, negli scaffali pieni di migliaia e migliaia di volumi, scrupolosamente catalogati; quello dell’ arte visiva, quale sublimazione della riflessione del mistero salvifico, che essenzialmente è e dona la pace.
San Bonaventura scrive che il serafico Padre San Francesco “da ogni cosa traeva incitamento ad amare il Signore, perché nelle cose belle contemplava il Bellissimo e seguendo le orme impresse nelle creature, inseguiva ovunque il Diletto”. Non è forse la teologia, “scientia Dei”, e proprio per questo scienza della bellezza, della verità, dell’amore salvifico del Padre in Cristo, nostra pace ?
San Francesco, “vere theologus quia vivit de Deo”, è anche artista “quia contemplatum se tradit”; ossia, sintetizza in modo tanto mirabile il linguaggio teologico e artistico della pace, da apparire al nostro sguardo singolare testimone e perciò cantore e operatore.
Così, i nostri artisti lo hanno raffigurato. Entrare nella biblioteca di Santa Maria non sarà, allora, una semplice, passiva “full immersion” o un tuffo nel mistero della pace, piuttosto un immergersi per contemplarla e un riemergere dopo averne imparato l’alfabeto e balbettato la lingua, per tracciare nuovi sentieri. Appunto, per essere “cantori e operatori di pace”.

+p. Paolo Atzei, Arcivescovo

 
     
 
UN'ARMONIOSA “SINFONIA” FRANCESCANA
di Marisa Porcu Gaias

Da oltre un decennio il Centro Studi Santa Maria di Betlem, retto dall'infaticabile padre Marco Ardu, elabora e, con progressive sequenze, realizza un progetto lungimirante: fare della rinata Biblioteca del Convento il fulcro di un laboratorio che recuperi la memoria storica e produca fermenti culturali ed artistici ispirati al principio francescano della fratellanza e della pace.
Quest'ultima realizzazione dà ampio seguito all'intitolazione della Biblioteca al teologo e storico francescano sassarese del Settecento padre Antonio Sisco ed alla collocazione della sua immagine, opera del maestro Francesco Becciu, nella lunetta della volta sovrastante l'ingresso.
Si trattava di un progetto di non facile esecuzione: mettere insieme sedici artisti sardi contemporanei e indurli a cantare il Cantico delle creature, ciascuno con un'opera ispirata ad un verso.
Poteva anche sembrare un azzardo affidare a tanti, e così diversi, il compito di raffigurare visivamente un frammento del Cantico, in piena libertà e con le sole prescrizioni relative al supporto e alle dimensioni dell'opera.
Dal nobile intento di indurre gli artisti ad una corale riflessione sulla bellezza del Creato e la inderogabile necessità della Pace poteva derivare una spiacevole dissonanza, una sorta di disordine figurativo difficilmente riconducibile al concetto ispiratore originario.
Ciò non è stato. E l'effetto visivo è, sorprendentemente, quello di una piacevole polifonia, di un inno al Creato ed al suo Creatore in cui le diverse note, dalle più lievi alle più cupe, seppure distinte, producono tuttavia un insieme armonico.
Apre il Cantico la lunetta di Francesco Becciu: "Altissimo, Onnipotente, Bon Signore". Un San Francesco orante è rivolto alla fonte della luce divina, il sole che sormonta la colomba dello Spirito Santo e da cui si irradiano i raggi che danno vita e forma al Creato: natura, uomini, animali e piante ne sono pervasi e vivificati.
Ancora il sole, a rappresentare la potenza divina, mentre la pochezza dell'uomo è condensata nella figura di Francesco che, abbagliato, ripara gli occhi con la mano: "Nullo omo è digno Te mentovare", così interpretato da Pinuccio Chessa.
Le creature del cielo, della terra e del mare irrompono con la potenza dei colori puri nella lunetta dipinta da Valerio Mazzanti, che pone la luna accanto al sole, fa volare gli uccelli, scalpitare i cavalli, saltare i pesci e conversare gli umani: "Laudato sie con tutte le tue creature".
Il sole e la sua calda luce si riflettono su un San Francesco orante in un infuocato paesaggio vulcanico, nella lunetta eseguita da Giovanni Cau: "Laudato sie per Messer lo Frate Sole".
Rigorosa semplicità e chiarità diffusa, con San Francesco in atto di intimo colloquio con Dio al centro della lunetta, su un prato di spighe dai tenui colori, affiancato da smilzi alberelli dalla chioma rotondeggiante, nell'interpretazione di Vittorio Calvi del verso "Laudato sie per sora Luna e le Stelle".
“Laudato sie per Frate Vento” recita l'insolito Francesco inginocchiato in preghiera che soffia via foglie e fiori dal palmo delle mani giunte, sullo sfondo di un metafisico paesaggio, attraversato dal raggio della luce divina, nella lunetta di Sergio Miali.
Una natura in forme ingenuamente primitive, con un cielo luminoso e animato da nubi antropomorfe, fa da contorno all'icona benedicente del Santo nell'illustrazione del verso "Laudato sie per aere nubilo e sereno" fatta da Alberto Dal Cerro.
In un caldo paesaggio autunnale, dall'ampia prospettiva, si inserisce la ieratica figura femminile che attinge acqua dalla fonte e personifica il verso "Laudato sie per Sora Acqua”, nell'interpretazione di Manlio Masu.
Il fulgore del fuoco, i simboli della Vita e della Morte, il sole e la luna e, alto su tutti, il Redentore circondano e sovrastano il San Francesco orante a braccia aperte di Liliana Cano in "Laudato sie per Frate Foco".
Una fredda alba primordiale illumina le nitide forme geometriche ed evidenzia i contrasti chiaroscurali nella lunetta di Sisinnio Usai che interpreta il verso "Laudato sie per Sora Madre Terra".
Vincenzo Pinna sceglie una raffigurazione storica, evocativa di un episodio della vita del Santo in terra araba, per il verso “Laudato sie per quelli che perdonano".
Antonio Corriga anima il "Laudato sie per quelli che sostengono infirmitate e tribulazione" con la potenza espressiva delle linee di contorno e il contrasto chiaroscurale tra le figure e lo sfondo luminoso.
Un meditativo San Francesco, seduto su un masso squadrato e illuminato da una luce radente contro uno sfondo cupo, contempla il teschio che regge con la destra. Così Daniele Sistu interpreta il verso “Laudato sie per Sora nostra morte corporale”.
Un'Eva ignuda si ricopre con un bianco lenzuolo mentre un Adamo grifagno nell'allontanarsi volge il capo verso il Cristo che, da un' altura, indica il Cielo con la destra e gli Inferi con la sinistra: è la lettura di Alberto Sanna per "Guai a quelli che morranno ne le peccata mortali”.
L’atmosfera grisaille, illuminata da tocchi di rosso e di giallo, caratterizza le Virtù e Santità personificate da Aline Spada in una madre col figlio e in una figura angelica di profilo, ad illustrare il verso "Beati quelli che troverà nelle tue santissime voluntati".
Un forte contrasto chiaroscurale, assieme ad un marcato accento drammatico, caratterizza la figura rannicchiata e con le braccia tese posta in cima alla lunetta, la cui ombra si proietta sul bianco del sottostante drappo, nella rappresentazione data da Marta Scanu del verso “Laudate, benedicite, ringraziate e servitelo cun grande umiltate".
È veramente un'insolita opera corale, questa, messa insieme da tanti “solisti” che, superando le inevitabili diversità e, anche, le rivalità del mestiere, hanno dato vita ad una piccola e armoniosa sinfonia, nel segno della pace francescana.

 
     
 
GUARDARE ALL’ INSU’ GIOVA
di Paolo Sanna

Insieme per “cantare” la pace. Ha preso le mosse da questo “sentire” intriso di autentica fratellanza e di puro francescanesimo, ma anche proprio di una più ampia e diffusa (ancorché irrealizzata) aspirazione umana, la pittura delle sedici lunette della biblioteca di Santa Maria di Betlem, in Sassari. Un opera straordinaria, scaturita dalla fervida mente di padre Marco Ardu, ormai da dodici anni responsabile o, come ama definirsi, "animatore” dell'omonimo, attivissimo Centro Studi dell'antichissima chiesa?convento sassarese. Ma anche un’ opera benemerita resa possibile dall'amore, dalla disponibilità e dalla generosità di tanta gente, primi fra tutti i bravi pittori di varie parti della Sardegna che, con la loro arte e con il loro ispirato lavoro quotidiano, ne hanno reso possibile la realizzazione.

Ed ora si entra nella biblioteca di Santa Maria di Betlem non soltanto per “frugare” proficuamente tra i suoi sedicimila volumi (datati fin dal 1500 e pazientemente “recuperati” e riordinati da padre Marco), ma anche per volgere lo sguardo all’insù, rapiti quasi dalla bellezza delle lunette dipinte. Ed è come immergersi in un mondo fantastico, in un atmosfera fatta, oltrechè di tanta sapienza e di tanta cultura, di arte, di poesia e di “palpabili”, “avvolgenti” sentimenti buoni. Primo fra tutti(in perfetta sintonia con San Francesco e con il suo illuminato,illuminante e sempre attuale Cantico delle creature) l’amore vero, sconfinato, senza ma e senza se: l’unico che possa garantire in modo stabile e duraturo quella pace e quel bene comune (“Pace e bene” recita non a caso il saluto francescano) tanto agognati. Poiché, come ricorda Virgilio nell’Eneide, “nessun bene proviene dalla guerra”. Piccola o grande che sia.

Così, aldilà della loro indubbia valenza artistica che c’è e non è davvero poca, le lunette della biblioteca di Santa Maria di Betlem portano con sé quel tutt’altro che trascurabile “valore aggiunto” costituito dall’intrinseca, prorompente carica espressiva che ne fanno non soltanto un’opera nel suo genere rara, ma anche un esempio particolarmente alto di comunicazione. Di quella buona, positiva e meritoria comunicazione che troppo spesso si stenta a trovare oggi nell’affannosa, scriteriata e a tratti disumana corsa alla più spinta globalizzazione che, lungi dal favorire la vicinanza e la comprensione tra gli uomini, frequentemente sembra accentuarne il disorientamento, la solitudine, il senso d’impotenza e la disperazione. Come dire che la rinnovata speranza e la ritrovata fiducia nell’uomo non passano necessariamente (e solo) attraverso istituzioni, assemblee, persone lontane e magari irraggiungibili, ma anche a due passi da noi quando non addirittura per casa nostra. E le lunette della biblioteca di Santa Maria di Betlem, con i loro splendidi colori, le loro affascinanti storie, i loro ineludibili messaggi, ne sono una tanto semplice e lineare, quanto luminosa e convincente dimostrazione.

In fin dei conti la pace non è soltanto assenza di guerra, ma è anche se non soprattutto, come sosteneva il filosofo Spinosa, “una virtù, uno stato d’animo, una disposizione alla benevolenza, alla fiducia, alla giustizia”. Ebbene, colorare il mondo (anche quando può apparire vano), favorire la contemplazione dell’armonia e della bellezza del Creato, ispirare pensieri elevati e buone azioni, ricreare adeguatamente lo spirito, il cuore e la mente, esaltare più che il singolo l’insieme, far pensare all’universo come ad un’unica, invisibile famiglia da abbracciare sempre e comunque, indurre una seria riflessione sulla straordinaria forza dell’amore e sulla irrinunciabilità della pace, come fa quel coinvolgente “unicum” costituito dalle splendide lunette della biblioteca di Santa Maria di Betlem, di certo aiuta a ritrovare lo stato d’animo che consente di essere finalmente più buoni, più fiduciosi e più gisti. Dunque, guardare all’insù e ammirare l’artistico frutto di padre Marco Ardu e dei “suoi” pittori non solo è bello, ma giova decisamente molto.

 
     
 
I DIPINTI E GLI ARTISTI
 
     
 
FRANCESCO BECCIU    
 
PINUCCIO CHESSA    
 
VALERIO MAZZANTI    
 
GIOVANNI CAU    
 
VITTORIO CALVI    
 
SERGIO MIALI    
 
ALBERTO DAL CERRO    
 
MANLIO MASU    
 
LILIANA CANO    
 
SISINNIO USAI    
 
VINCENZO PINNA    
 
ANTONIO CORRIGA    
 
DANIELE SISTU    
 
ALBERTO SANNA    
 
ALINE SPADA    
 
MARTA SCANU    
         
  IMPRESSIONI    
         
  16 POESIE DI PADRE MARCO ARDU    
         
  GESTI DI PACE DI... oltre 400 persone    
         
  HANNO "ADOTTATO" UN DIPINTO...    
         
 
UN RINGRAZIAMENTO E UN ARRIVEDERCI

Ancora una parola per dire a voce alta un gioioso e dovuto grazie a quanti si sono messi in fila dietro Francesco, il cantore di Dio, per dichiarare timidamente la propria convinzione che la pace è un dono del Padre della vita di ogni essere, fratello o sorella, da accogliere e amare.
Degli amici pittori posso dire solo del bene. Non ho la sapienza per esprimere un giudizio critico sulla loro arte, al di là che i colori e le immagini mi riscaldano mente e cuore. Però non posso tacere che ho fatto una scoperta che mi ha sorpreso non poco: una profondissima spiritualità in ogni lunetta, segno e prova di altrettanta spiritualità che fa di un uomo un artista, tale solo se con lo sguardo abbraccia terra e cielo, con le mani impasta l’umano e il divino e con il cuore gusta il sapore del mistero che abita la terra.
Il grazie, ovviamente, lo estendo alle centinaia di persone che hanno avuto la bontà di lasciarsi accostare e di accogliere l’invito a uscire dall’anonimato con un gesto di pace, anche in aiuto alla realizzazione delle lunette, e, in particolare a Sua Eccellenza P.Paolo Atzei, arcivescovo di Sassari, alla dottoressa Marisa Porcu Gaias, e al giornalista Paolo Sanna per le parole di sostegno e di apprezzamento riguardo all’iniziativa.
Anche un “arrivederci”. I pittori del Centro Studi SMB settore arti figurative, sono pieni di buona volontà e si augurano di continuare i percorsi nei sentieri del complesso monumentale di S.Maria. A loro e a tutti gli amici e ai lettori, dunque, un caloroso e fraterno arrivederci, augurando ogni pace e bene.

p. Marco Ardu
animatore del Centro Studi SMB

   
   
  Per chi lo desidera, il libro è disponibile presso la biblioteca del convento telefonando al numero 079 2008403